Non esiste il “depositario” della “verità scientifica”! Come valutare, allora, il “valore” di un Medico?
Il ripetersi di spiacevoli interventi pubblici da parte di alcuni Medici, per altro resi famosi e incensati immeritatamente dai canali mainstream proprio per tale funzione di “ridicolizzare” le opinioni di altri Medici che attingono le loro informazioni da dati scientificamente dimostrabili, ci ha portato a cercare di chiarire i termini generali della problematica in esame. L’ultimo caso è quello in cui il Prof. Burioni cerca di sminuire, come al solito senza sostanziare la propria opinione quindi di per sé “anti-scientifica”, quanto affermato dal Prof. Giuseppe Barbaro nel programma di Heather Parisi.
Link https://youtu.be/6WCoQ0sdxZU
Riportiamo l’opinione di uno scienziato del passato in quanto rende chiara e limpida la base da cui prendiamo spunto per rispondere al quesito posto; l’affermazione del grande matematico persiano Al-Khawarizmi a cui fu chiesto quale fosse il valore dell’essere umano. L’astronomo persiano così rispose:
“Se la persona ha Etica, allora il suo valore è 1. Se in più è intelligente, aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10. Se è ricco, aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 100. Se, oltre tutto ciò è una bella persona, aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 1000. Però se perde l’uno, che corrisponde all’Etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri.”
Attualizziamo… un Medico, per essere realmente tale, deve possedere tre qualità, deve: 1) sapere, 2) saper fare, 3) saper essere (un Medico).
Sapere. I fisici (coloro che studiano la scienza che è alla base di tutte le altre, perché cerca di spiegare il funzionamento di tutto ciò che esiste) hanno scoperto che “non tutto è conoscibile”: esiste la fisica quantistica, che descrive le interazioni tra atomi (dalle particelle subatomiche alle molecole), ed essa è “indeterministica”, vigendo il famoso “principio di indeterminazione di Heisenberg”. Il funzionamento della cellula si basa su interazioni atomiche (ioniche e molecolari), descritte, quindi, dalla fisica quantistica: cioè, indeterministica (non si tratta di mancanza di conoscenza di qualcosa che “sarebbe certo”, si tratta della impossibilità di conoscere completamente ciò che accade). Per questo motivo “di base”, la medicina è (e rimarrà sempre) una “scienza empirica” che basandosi sull’evidenza, utilizza il metodo sperimentale, cioè il continuo controllo e rivalutazione critica del fatto che le ipotesi siano coerenti con le osservazioni sul campo.
Da ciò deriva che, quando i fatti non siano spiegabili dalla teoria vigente sia quest’ultima a dover essere modificata. Altrettanto acclarato è che, non rientrando tra le “scienze esatte”, il progresso delle conoscenze mediche si nutre e cresce con il dibattito e confronto, di prove e di confutazioni, argomentazioni e contro-argomentazioni: in una parola si nutre e cresce attraverso il “dubbio”. Affermare “verità assolute e certe”, specialmente in medicina, significa negare la scienza ed utilizzare il proprio ruolo di Medico per trarre in inganno i cittadini.
Saper fare. Non ci si può esprimere, in maniera generale. Di sicuro le Università, con i continui tagli, non sono messe nelle condizioni di poter correttamente “insegnare a fare”.
Questi primi due trovano un riscontro oggettivo, pur con tutti i limiti impliciti nel “metodo di misura”, riferibili alla ben nota “non neutralità” della scienza. In questi ultimi decenni gli interessi economico-politici che si celano dietro alla “non neutralità” della ricerca scientifica hanno reso i risultati pubblicati, anche da riviste finora considerate affidabili, da prendere cum grano salis e non accettate acriticamente e fideisticamente, soprattutto quando la ricerca dimostra esattamente l’opposto di ciò che la nostra esperienza diretta vive. In ogni caso, questo mondo della così detta scienza ufficiale, usa metri di misura per i professionisti quali il cosiddetto “H-Index” che tende a misurare la qualità riconosciuta, ufficialmente ai vari autori di pubblicazioni su riviste scientifiche, per cui faremo le valutazioni su questa base.
Saper essere (un Medico). Non esiste nulla di più potente di uno sguardo umano che si posa su un altro sguardo umano. Per di più se il primo sguardo chiede soccorso e aiuto e il secondo lo recepisce e lo ricambia. La relazione empatica fra il curante e il paziente è parte integrante dell’atto medico. Proprio per la delicatezza e l’importanza sociale di questo rapporto, per poter esercitare la medicina è indispensabile appartenere all’Ordine dei Medici. Il nome “Ordine” è corretto perché discende dagli Ordini Religiosi per l’appartenenza ai quali, il rispetto e l’applicazione quotidiana dei principi Etici di quell’Ordine è fondamentale, e chi non li rispetta viene sanzionato, finanche alla “espulsione”. I principi etici dell’Ordine dei Medici sono contenuti nel Giuramento di Ippocrate, che ogni singolo iscrivendo è obbligato a conoscere e a rispettare , e nel Codice Deontologico della professione Medica.
Il Giuramento, sul punto di un eventuale contrasto di opinioni tra Colleghi, prescrive: “di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto”. Il Codice Deontologico, all’art.58, prescrive: “Il medico impronta il rapporto con i colleghi ai principi di solidarietà e collaborazione e al reciproco rispetto delle competenze tecniche, funzionali ed economiche, nonché delle correlate autonomie e responsabilità. Il medico affronta eventuali contrasti con i colleghi nel rispetto reciproco..”
Dopo aver fatto questa doverosa disamina, volendo infine confrontare i due professionisti secondo le regole dettate dalla comunità “scientifica” internazionale, si riscontra quanto segue: Giuseppe Barbaro – H-Index 58, con 10486 citazioni (delle sue pubblicazioni); Roberto Burioni – H-Index 38, con 5085 citazioni.
Se prendiamo per valido tale metodo di misura si rileva che il Prof. Barbaro riscuote una valutazione quasi doppia rispetto a quella del Prof. Burioni.
Ma noi, che mettiamo l’Etica al primo posto e la consideriamo come l’elemento principale su cui basare il giudizio, seguiamo le indicazioni fornite dal grande matematico Al-Khawarizmi:
quando un uomo perde la propria Etica, ha perso tutto il suo valore. L’attribuzione del valore etico dei comportamenti del Dott. Barbaro è facilmente deducibile rispetto a ciò che giornalmente compie a favore del benessere sociale, specchiatamente senza secondi fini e conflitti d’interesse ma anzi rischiando sanzioni in un sistema dove il bianco viene nominato nero e viceversa. Sull’operato del Professor Burioni e soprattutto sulla sua posizione rispetto alla dimostrazione dell’assenza di personali conflitti d’interesse si chiede all’interessato una pubblica dichiarazione.
Auspichiamo che gli Ordini, custodi e garanti dell’Etica, la applichino per consentire alla
Medicina ed ai Medici di ritornare all’alto ruolo e prestigio che aveva accumulato nei millenni
grazie al primato dell’Etica.
Il Direttivo della Carta di Siena – Patto tra Medici e Cittadini
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