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L’incongruenza dogmatica sul COVID-19

Comunicato 17 luglio 2026 – L’incongruenza dogmatica sul COVID-19: se la verità si ferma a metà scale.

La recente decisione della STIKO, la Commissione Permanente per le Vaccinazioni in Germania, ha ufficialmente azzerato la raccomandazione della vaccinazione di base per gli adulti sani, innalzando la soglia per i richiami annuali alla sola popolazione sopra i 75 anni o affetta da specifiche e gravi fragilità cliniche.
Al di là dei freddi aggiornamenti di protocollo, questa parziale e tardiva ritirata istituzionale assume una valenza sintomatica: sotto i colpi della biologia, la tesi della “protezione collettiva” tramite questi preparati è definitivamente crollata.

Il nodo cruciale: il crollo del dogma dell’infezione

La svolta della commissione tedesca poggia su un dato oggettivo che persino le stesse aziende farmaceutiche produttrici hanno dovuto confessare: questi prodotti non preservano dall’infezione e non bloccano la trasmissione del virus.
Il loro raggio d’azione si limita esclusivamente a un tentativo di riduzione delle forme gravi nei soggetti ad altissimo rischio biologico.

Questa impossibilità a poter affermare che il vaccino proteggesse dall’infezione era già stata pubblicata (analizzando i trials autorizzativi) il 21 ottobre 2020 sul BMJ (http://dx.doi.org/10.1136/bmj.m4037), cioè prima dell’inizio della campagna vaccinale. Con l’inizio e il proseguimento della campagna vaccinale sono stati pubblicati una serie di dati che dimostravano l’esatto opposto: cioè che i vaccinati si infettavano di più, rispetto ai non vaccinati, in maniera direttamente proporzionale al numero di dosi di vaccino che avevano ricevuto: più dosi ricevute, più infezioni riscontrate. In particolare, proprio tra i sanitari, risultava questo crescendo: 1 dose +70%, 2 dosi +163%, 3 dosi + 215%, più di tre dosi + 238% (https://doi.org/10.1093/ofid/ofad209).

Non solo: i vaccinati che si infettavano, avevano una carica virale maggiore (quindi una maggiore forza di trasmettere l’infezione), rispetto alla reinfezione di soggetti guariti (https://doi.org/10.1038/s41467-02233096-0).

Ora, la logica elementare vorrebbe che se un farmaco non impedisce di contagiarsi e di contagiare (ed, anzi, aumenti la possibilità di infettare gli altri), decada automaticamente qualsiasi motivazione sanitaria per spingere alla somministrazione chi non rischia nulla. Ma la logica, si sa, non sempre abita nei ministeri.
E infatti, mentre un pezzo d’Europa è costretto a registrare questo dato di realtà riducendo drasticamente le proprie linee guida, l’approccio istituzionale italiano devia su un binario parallelo, mantenendo indicazioni e raccomandazioni stringenti che l’evidenza sulla mancata protezione dal contagio rende clinicamente superate.

Le profonde incongruenze del modello italiano (e la sua “generosità”)

In Italia, le direttive del Ministero della Salute focalizzano la campagna di richiamo prioritariamente sugli over 60 e sui soggetti fragili. Tuttavia, con un ammirevole slancio di “generosità” a spese dei contribuenti, lo Stato sceglie comunque di mantenere l’offerta gratuita per qualsiasi altro cittadino sano sotto i 60 anni ne faccia richiesta.
Di fatto, si continua a finanziare con il denaro pubblico un trattamento per il quale non sussiste più alcuna motivazione di protezione comunitaria. Come a dire: “Non ti serve, ma se lo vuoi, te lo paghiamo noi”.

L’incongruenza logica e scientifica si fa ancora più stridente, quasi surreale, proprio nei settori dove le istituzioni italiane insistono nel mantenere raccomandazioni attive e mirate a individui sani o a categorie specifiche:

  • Le donne in gravidanza: Nel nostro Paese la vaccinazione è ancora esplicitamente raccomandata a tutte le gestanti in qualsiasi trimestre e nel post-partum. Una scelta di insistenza terapeutica su corpi sani che ignora totalmente la revoca di tale indicazione generale per le donne incinte senza patologie attuata Oltralpe.
  • Il personale sanitario: L’Italia continua a inserire tra le categorie a cui è raccomandata la dose di richiamo tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari. Una linea che persiste nell’illusione scientificamente infondata di poter “proteggere i reparti e le strutture dal contagio”, nonostante sia ampiamente dimostrato che il personale vaccinato ha maggiori probabilità di infettarsi e trasmettere il virus ai pazienti esattamente come prima (se si volesse, stando ai dati scientifici, raggiungere al meglio questo risultato, bisognerebbe vietare ai sanitari la possibilità di potersi vaccinare ed “obbligarli” ad avere una guarigione da malattia naturale).
  • La popolazione pediatrica: Mentre Oltralpe la raccomandazione per i minori sani è stata azzerata, le linee guida italiane mantengono l’indicazione al richiamo non solo per i bambini fragili, ma lasciano aperto il canale di somministrazione gratuita anche per gli altri, senza un netto e definitivo stop istituzionale basato sull’assenza di rischio statistico per i più giovani.

Il peso della sicurezza farmacologica e i danni correlati

A rendere ancora più grave questo impianto di raccomandazioni è il capitolo della sicurezza a lungo termine. Le rassicurazioni dogmatiche del passato, secondo cui tutto sarebbe svanito nel corpo in poche ore, si scontrano oggi con le denunce della comunità scientifica indipendente.

Come evidenziato anche nel recente comunicato della “Carta di Siena – Patto tra medici e cittadini” (che cita lo studio internazionale DOI: 10.18103/mra.2026.0351), è stata documentata una persistenza biologica dei componenti del vaccino e della tossica proteina Spike a distanza di oltre tre anni e mezzo dall’ultima dose. Questa prolungata alterazione è la reale chiave di lettura per comprendere l’insorgenza di reazioni avverse e danni biologici significativi, che hanno colpito anche fasce di popolazione giovane e sana.

Ed è qui che lo strappo con la realtà diventa inaccettabile: di fronte all’evidenza di rischi concreti a lungo termine e al crollo dell’effetto barriera sul contagio, com’è possibile che le nostre istituzioni continuino a raccomandare e promuovere questo farmaco a donne in stato interessante, operatori sanitari sani e bambini?

Considerazioni finali: le scale sono ancora lunghe (e ripide)

Sia chiaro, non c’è da dare nessuna medaglia al merito alla Germania. La mossa della STIKO non è una vittoria della libertà di cura o un sussulto di coraggio: è semplicemente il minimo sindacale di un’istituzione colta in fallo dai dati, che ha dovuto parzialmente cedere per salvare il salvabile, restando ben lontana dal fare piena chiarezza e giustizia sulle storture degli ultimi anni. C’è ancora moltissimo, decisamente troppo, da fare.

Tuttavia, mentre in Italia si preferisce ancora assistere al solito teatrino politico distratto da questioni secondarie pur di non guardare in faccia la realtà, ci tocca prendere per buono anche questo piccolo scossone d’Oltralpe. Per usare la celebre frase di Luc Montagnier,

quando la menzogna prende l’ascensore, la verità prende le scale“.

Diciamo che con queste ultime ammissioni siamo riusciti a staccare la spina a quell’ascensore. La verità non l’abbiamo ancora portata in cima all’attico, ma per ora l’abbiamo costretta a fermarsi almeno a metà delle scale. Adesso non resta che continuare a spingere, per dare a questa verità il fiato necessario ad arrivare finalmente fino all’ultimo piano.

Lì, 17 luglio 2026                   

DIRETTIVO CARTA DI SIENA – PATTO TRA MEDICI E CITTADINI

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