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L’inganno dogmatico smentito dalla biologia

COMUNICATO 8 luglio 2026

“ IO CREDO NELLA SCIENZA ”: l’inganno dogmatico smentito dalla biologia.

Quando questa frase viene pronunciata da un medico o, peggio ancora, da un laureato in materie scientifiche, si palesa come la più grande sciocchezza epistemologica circolata dal 2020 a oggi.
Se per il cittadino comune il termine “credere” può essere inteso come sinonimo di “avere fiducia” – ed è legittimo in tal senso – occorre evidenziare come questo termine sia stato usato strumentalmente proprio per carpire la buona fede della popolazione anche da parte di chi avrebbe dovuto sapere il vero significato e usarla con più discernimento.

La fiducia viene infatti tradita nel momento in cui il metodo scientifico viene artatamente alterato, negando il dubbio, la trasparenza dei dati, il dibattito e il libero confronto. Si scivola così in un atteggiamento dogmatico che pretende di essere creduto sulla parola, senza mostrare alcuna prova di ciò che viene affermato.

Si tratta di un controsenso logico ed epistemologico insanabile per una chiara serie di motivi:

  • Storici: La scienza non si muove in un vuoto pneumatico; è un’attività umana sottoposta a enormi pressioni politiche ed economiche (l’esempio storico più celebre resta lo scontro tra il Cardinal Bellarmino e Galileo Galilei).
  • Epistemologici: Se si deve “credere”, non si sta parlando di scienza ma di dogmi, che appartengono esclusivamente alla sfera della fede e della religione.
  • Concettuali: La scienza non possiedeverità assolute“.
    È un metodo di ricerca basato sull’esperimento, e si deve tener conto che varia a seconda della tecnologia a disposizione in quel momento storico. Finora si è attribuita questa caratteristica solo al ponderale, biochimica, molecole, sia come studio della materia vivente che come realtà di cura. Questa è l’epoca della biofisica, biofotoni, citosonologia, campi elettromagnetici, le energie che governano la materia. E’ l’epoca dell’epigenetica dove le condizioni ambientali di vita della persona sono più importanti della sua genetica. È inoltre l’epoca della certezza che le emozioni, soprattutto quelle inconsapevoli, sono il motore del funzionamento del corpo e del sistema immunitario in particolare, si chiama fisiologia PNEI, è accertata scientificamente che la paura cronica è una delle cause di insorgenza di malattie psicofisiche.
    Non c’è bisogno di ricordare il veleno dispensato a piene mani negli ultimi anni a tv unificate. Il modello matematico lineare causa effetto non può essere applicato ciecamente alla complessità della biologia e ancor meno della medicina. Studiosi e ricercatori come R. Penrose, V. Marchi, E. Del Giudice, F. Popp ecc. ecc. dimostrano come la materia vivente e in particolare il DNA e la Membrana cellulare vengono modificate funzionalmente da una serie infinita di fattori, per lo più secondo sensibilità individuale, difficilmente riducibili a calcoli matematici e soprattutto non riproducibili con esattezza come prevederebbe il concetto di scienza Galileiana. Quindi oggi scienza ha un valore molto più complesso del passato e soprattutto prevede l’introduzione di saperi finora esclusi come la biofisica, lo studio della Pnei e dell’epigenetica.

Anche in passato uno dei principi cardine recita: “L’assenza di evidenza non è evidenza di assenza”. Lo scienziato non può affermare nulla in senso assoluto perché dovrebbe tener conto che la realtà che può oggettivare oggi con il suo sapere, non corrisponde pedissequamente all’esistente. In altre parole, ciò che è dimostrato non può essere spacciato per certezza assoluta e immutabile ma solo come temporanea spiegazione del quesito posto come obiettivo della ricerca sperimentale.

Alla luce di questo, appare oggi evidente il motivo per cui sia stato utilizzato lo slogan “Io credo nella scienza”. Era il ritornello utile a convincere le persone che le decisioni prese dalle istituzioni erano le migliori possibili. Non si trattava di scienza, ma di una nuova serie di affermazioni dogmatiche funzionali all’accettazione della rinuncia non solo delle libertà personali ma anche e soprattutto della intangibilità del proprio corpo. Chi pronunciava quella frase non agiva da scienziato, ma si atteggiava a “sacerdote” di un nuovo culto, dispensando verità indiscutibili e istituendo una sorta di moderna Santa Inquisizione contro i presunti eretici.

Il diavolo, però, fa le pentole ma non i coperchi, e la verità prima o poi viene a galla. Come ricordava Luc Montagnier:

Quando la menzogna prende l’ascensore, la verità prende le scale. Ci mette più tempo, ma alla fine arriva”.

A questo proposito, è stato recentemente pubblicato uno studio internazionale di fondamentale importanza (DOI: 10.18103/mra.2026.0351) che smentisce anni di narrazioni istituzionali e rassicurazioni assolute. La ricerca analizza elementi cruciali come la localizzazione del “vaccino”, la persistenza del DNA plasmidico, della proteina Spike e la conseguente disregolazione epigenomica a distanza di oltre tre anni e mezzo dall’inoculazione dei farmaci a mRNA contro il Covid-19. Vale la pena ricordare che sebbene la “m” di mRNA nasca come “messaggero”, in questo contesto biotecnologico, sta per RNA Modificato ingegneristicamente per resistere alla rapida degradazione naturale, una modifica che in un numero rilevante di casi ha impattato epigeneticamente, danneggiandoli, i delicati sistemi di sintesi cellulare. Eppure, la narrativa ufficiale sosteneva perentoriamente che tutto sarebbe scomparso nel giro di 48 ore o poco più.

Gli autori dello studio concludono testualmente:

“Questo caso documenta la più lunga persistenza in vivo mai riportata di mRNA derivato dal vaccino, frammenti di DNA plasmidico e proteina spike a seguito di vaccinazione con mRNA. Risultato di ricerche in diversi laboratori indipendenti, dipartimenti biologici effettuati con sistemi di rilevamento molecolare complementari. Il dato drammatico è che per oltre 3,5 anni dopo l’ultima dose alcune persone continuano a produrre la tossica spike. La proteina spike, le sequenze di mRNA della proteina spike e gli elementi dello scheletro plasmidico sono stati identificati sia nelle cellule immunitarie che nei tessuti somatici, con continua assenza di proteina nucleocapsidica SARS-CoV-2 o anticorpi, escludendo di fatto un’infezione pregressa come fonte.

Emerge così la pesante, gravissima responsabilità di chi, violando i principi stessi del metodo scientifico, ha diffuso informazioni parziali o false rassicurazioni. Da queste premesse pseudoscientifiche sono derivati danni ed effetti avversi anche gravi, talvolta persino letali, che hanno colpito fasce di popolazione (come giovani e adolescenti sani) che statisticamente avevano una probabilità infinitesimale di subire conseguenze gravi dal Covid-19.

Di fronte a tutto questo, sorge spontaneo un interrogativo fondamentale: possiamo davvero continuare a fidarci di questi imbonitori, spesso in palese conflitto di interessi con le aziende farmaceutiche produttrici?

La risposta di Carta di Siena – Patto tra medici e cittadini è un “No” categorico. La gravità di quanto scientificamente accertato impone un cambio di passo immediato. La Carta di Siena intende utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso affinché queste circostanze non solo siano conosciute e divulgate il più possibile tra i cittadini, ma diventino al più presto oggetto di una rigorosa indagine penale. Non permetteremo che l’arbitrio dogmatico e il danno alla salute pubblica restino privi di verità e di giustizia.

Lì, 08 luglio 2026                   

DIRETTIVO CARTA DI SIENA – PATTO TRA MEDICI E CITTADINI

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