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Comunicato 16 Febbraio 2026

Il Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, dott. Filippo Anelli, cambia opinione sulla gerarchia delle fonti, tra legge e codice deontologico, per l’agire medico?

Fu vero ripensamento? Ai posteri l’ardua sentenza.
Noi che chiniamo la fronte davanti all’Etica medica, non possiamo che rilevare il cambio di 180 gradi, da parte del Presidente Anelli, nella valutazione di un medesimo fatto: un medico che viene accusato di “falsa certificazione”, con la finalità di sottrarre una persona ad un obbligo, imposto da legge.

Premettendo che la falsa certificazione è un reato estremamente serio che determina discredito sull’intera categoria professionale, va precisato che quello che comunemente viene indicato come “certificato”, in realtà è una attestazione medica che si compone di due parti interconnesse, ma deontologicamente distinte: una certificazione ed una prescrizione.
Nella certificazione il medico è tenuto (art.24) a rilasciare alla persona assistita certificazioni relative allo stato di salute che attestino in modo puntuale e diligente i dati anamnestici raccolti e/o i rilievi clinici direttamente constatati od oggettivamente documentati.
La prescrizione (art.13), che deriva dallo stato clinico del paziente (che è la componente, strettamente, “certificativa”), è qualcosa di completamente diverso: è il giudizio del medico su quale sia il miglior percorso diagnostico-terapeutico per quel specifico paziente; e questa sfera dovrebbe essere inaccessibile: di esclusiva competenza (e responsabilità), previo consenso del paziente, del medico prescrittore; insindacabile da soggetti terzi al rapporto medico-paziente.

Non conoscendo la realtà dei fatti giunti all’attenzione della cronaca, che spetta alla Magistratura accertare, rileviamo che, forse, il Presidente Anelli si sia accorto di questa differenza (tra parte certificativa e parte prescrittiva) ed invochi l’autonomia prescrittiva del singolo medico; fatto salvo, imprescindibilmente, che la parte “certificativa” corrisponda ad assoluta verità.

Ma se questa è la nuova presa di coscienza della Federazione dei Medici, imprescindibilmente, ne deve derivare una profonda revisione di tutte le decisioni disciplinari prese nei confronti di medici che, durante la cosiddetta “pandemia Covid-19”, hanno correttamente utilizzato la loro libertà ed autonomia prescrittiva e terapeutica; cioè le Commissioni disciplinari dovrebbero annullare, in auto-tutela, i loro precedenti provvedimenti sanzionatori (o chiedere alla CCEPS di annullarli).
Se ciò non accadesse, questo significherebbe che si vuole fare un utilizzo “politico-ideologico” del Codice Deontologico e, quindi, gli stessi dirigenti degli Ordini e della Federazione violerebbero l’art.64 (Il medico eletto negli organi istituzionali dell’Ordine svolge le specifiche funzioni con diligenza, imparzialità, prudenza e riservatezza) e su questo punto richiamiamo l’attenzione sia della Magistratura (sia ordinaria che speciale) che del Ministero, quale Autorità vigilante.

IL DIRETTIVO DELLA CARTA DI SIENA

 

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