Comunicato 30 agosto
Scudo penale e fiducia: la medicina non può essere al servizio della politica.
Lo scudo penale per i sanitari, introdotto con la Legge 76/2021 in piena emergenza Covid-19, limita la punibilità dei medici ai soli casi di dolo o colpa grave. Nato come misura temporanea, è stato più volte prorogato e oggi resta in vigore fino al 31 dicembre 2025.
Ancora più preoccupante è che lo scudo sia stato proposto come norma permanente. La discussione in Parlamento è stata rinviata a settembre, suscitando delusione e proteste tra gli operatori sanitari.
Le reazioni della categoria
«La mancata approvazione è un’occasione persa. Auspichiamo che a settembre il Parlamento recuperi il ritardo».
Filippo Anelli (FNOMCeO).«Il rinvio è grave e preoccupante. Sarebbe una beffa vedere passi indietro dopo le promesse».
Pierino Di Silverio (Anaao-Assomed).«Grave e ingiustificabile non averlo approvato. Tutelare i medici non significa togliere diritti ai cittadini».
Sindacato Medici Italiani (SMI).
I principi che non possono essere sospesi
Codice di Deontologia Medica:
- Art. 3 – La salute è bene fondamentale della persona;
- Art. 13 – Il medico deve agire con prudenza, diligenza e perizia;
- Art. 33-35 – Il consenso informato deve basarsi su informazioni complete e veritiere
- Art. 76 – Il medico deve astenersi dal nuocere
Convenzione di Oviedo
- Art. 2 – L’interesse della persona prevale sugli interessi della società o della politica
- Art. 5 – Nessun atto medico è legittimo senza consenso libero e informato
Questi principi valgono sempre. Non possono essere sospesi né trasformati in eccezioni permanenti.
Il vero scudo: il consenso informato
Il consenso non è una formalità burocratica, ma un dialogo trasparente.
Vuol dire:
- basarsi su prove scientifiche; spiegare anche ciò che non è ancora noto;
- accompagnare il paziente nella scelta, senza imporre.
È questa fiducia reciproca l’unico scudo autentico del medico.
Incentivi e scudo: una contraddizione insostenibile
Da anni esistono incentivi economici legati alle vaccinazioni, rafforzati durante la pandemia. Un atto medico già previsto e retribuito non dovrebbe essere accompagnato da compensi aggiuntivi: questo crea conflitti di interesse e mina la trasparenza.
Uniti allo scudo penale, questi incentivi hanno prodotto una contraddizione:
- da un lato, compensi extra che spingono ad aumentare il numero di prestazioni,
- dall’altro, meno conseguenze legali per eventuali errori non gravi.
Così la professione rischia di apparire condizionata e il paziente può dubitare che la scelta medica sia guidata unicamente dal suo interesse.
La professione non si incentiva con la deresponsabilizzazione
La medicina non può essere sostenuta da premi economici e allo stesso tempo dalla promessa di immunità legale. È un controsenso: incentivare un atto e insieme togliere responsabilità significa snaturare la professione e ridurla a meccanismo politico-amministrativo.
Gli Ordini professionali, nati per garantire etica e indipendenza, non possono sostenere questa deriva. Eppure, il presidente della FNOMCeO ha espresso appoggio allo scudo penale, contraddicendo lo spirito del mandato deontologico: difendere il Codice e la dignità della professione.
La medicina come arte che cura.
Il Giuramento di Ippocrate impegna il medico a curare con scrupolo, a non nuocere e a rispettare la dignità della persona. Lo scudo penale contrasta con questa visione: non protegge, ma deresponsabilizza. La fiducia non è un peso, ma la forza che rende possibile ogni atto di cura. Non servono scudi legislativi: servono trasparenza e indipendenza.
Solo così la medicina resterà ciò che deve essere: “arte che cura, al servizio della persona”, nell’interesse della necessaria crescita della classe medica e di una adeguata tutela dei pazienti.
Carta di Siena – Patto tra medici e cittadini
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